I villaggi del nord: long neck, black lahu, lisu, akha

Durante il nostro viaggio nel nord della Tailandia abbiamo incluso i villaggi di montagna dove vivono le minoranze etniche. Organizziamo l’escursione direttamente con l’hotel e passa a prenderci un pulmino con un gruppo di ragazzi  (a titolo folcloristico vi racconto che ci domandano  subito “Are you drugs?”  gli abbiamo chiesto di ripetere più volte ma sembrava fosse proprio questa la domanda.  A scanso di equivoci abbiamo risposto: “I don’t understand” !

Di fronte ad un’agenzia di viaggio ci fanno scendere, quel pulmino ci aveva solo dato un passaggio

Attendiamo passi il nostro pulmino e appena arriva saliamo in compagnia di una coppia di ragazzi italiani e di una coppia di signori australiani, manca solo un ragazzo giapponese da passare a prendere. Finalmente si parte!

La prima tappa è a Mae Rim, un parco situato a nord di Chiang Mai che mira a conservare la flora e la fauna della regione.

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Si trovano bellissime orchidee dai colori e delle specie più svariate che sopravvivono alle condizioni climatiche della città. Oltre alle orchidee in un ambiente adiacente è ospitato anche un allevamento di bellissime farfalle.

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Proseguiamo fino a raggiungere il villaggio delle donne giraffa, Padaung Karen long neck, e delle donne con le orecchie lunge, che a dir la verità è più il luogo dove queste ultime lavorano tessuti e vendono souvenir  mentre i loro mariti lavorano al vicino centro di addestramento degli elefanti.

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In origine le donne giraffa portavano questi anelli di ottone per proteggersi dai morsi delle tigri mentre ora continuano a portarli ad uso ornamentale. Non è ben chiaro se lo facciano per guadagnare dalle visite dei turisti al loro villaggio o se faccia realmente parte della loro cultura.

I padaung Karen si sono insediati temporaneamente come rifugiati in Muang, provincia di Mae Hong Son e dal giugno 2005 un piccolo gruppo anche vicino a Chiang Dao.

Il villaggio si compone di circa 6 famiglie.

Molte delle donne si sono trasferite da un villaggio vicino a Tha Ton, presumibilmente, la loro vicinanza a Chiang Mai è stata vista come potenzialmente più redditizia per la vendita del loro artigianato.

All’interno del villaggio sono presenti anche alcune donne appartenenti alla tribù delle orecchie grandi, orecchie allungate in quanto all’interno del lobo è inserito un anello di metallo.
Proseguiamo verso le grotte di Chiang Dao dove ammiriamo stalagmiti e stallagtiti oltre all’immagine del Buddha in stile birmano. Non le ho trovate particolarmente interessanti soprattutto mi sono sembrate un po’ artificiose visto le statue del Buddha presenti ovunque.

Pranziamo in un piccolo ristorante vicino alle grotte molto rurale. Appena arriviamo la signora ci versa dell’acqua nel bicchiere non lasciando in tavola le bottiglie, serve una zuppa e versa a ciascuno di noi una buona dose di riso nel piatto, porta un piatto di verdure con omelette e uno di pollo, il tutto da dividere in quattro.

La zuppa la salto.. non mi da fiducia.. mangio un po’ di riso che condisco con la salsina delle verdure e un pezzetto di pollo.

Vincenzo è più coraggioso.. mangia tutto eccetto la frutta che ci servono a fine pasto.

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Dopo pranzo ci rechiamo a visitare gli altri villaggi. Cominciamo con la tribù dei black lahu, popolazione originaria della Cina. Le loro case sono costruite su palafitte, con alti muri di bambù, paglia o assi di legno. Una scala conduce alla zona principale dell’abitazione; generalmente da un lato  si trova un deposito di alimenti mentre dall’altro i giacigli per riposare. I loro animali domestici come polli, maiali e bufali si trovano nella parte inferiore. Il loro stile di vita basato sull’agricoltura non offre che gli elementi essenziali.

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Il secondo villaggio è quello dei Lisu, originari della parte orientale del Tibet. La loro casa è costruita sulla terra, con pavimento in terra battuta con pareti di bambù. Per molte generazioni il principale mezzo di sostentamento per gran parte della popolazione è stata la coltivazione del papavero da oppio. Ora parte di queste persone hanno smesso di coltivare il papavero, e stanno cercando di integrare il loro reddito attraverso la vendita di oggetti artigianali sapientemente prodotti.

Gli uomini producono strumenti musicali, balestre e vari oggetti in legno e rattan.

Segue la visita al villaggio degli Akha che abbiamo già incontrato nell’escursione al triangolo d’oro e a Chiang Mai dove al night bazar vendono oggetti in legno, tra cui simpatiche rane che emettono un suono quando un bastoncino anch’esso di legno gli passa sul dorso, monili e piccoli oggetti realizzai in tessuto.

Sono originari del Tibet. Anche qui le case sono palafitte ma non molto alte ed il tetto è spiovente e ripido.

L’ultima tappa del viaggio è stata dedicata al mare.


11 thoughts on “I villaggi del nord: long neck, black lahu, lisu, akha

  1. Sara Rispondi

    Che bel giro che avete fatto!
    Anche noi abbiamo visitato il nord della Thailandia e ricordo perfettamente i villaggi intorno a Chiang Mai.
    Noi siamo andati un po’ all’avventura con il motorino ed è stata un’esperienza splendida…

  2. Valeria Rispondi

    Dev’essere davvero bello entrare a contatto con questi popoli. Le donne giraffa continuano con la loro tradizione di mettere gli anelli al collo o è una cosa che tra qualche anno non si vedrà più? Ho letto diversi pareri discordanti da parte dei turisti in merito a questo argomento.

  3. ilgustoinviaggio Rispondi

    Julia abbiamo proprio fatto lo stesso giro!! Noi non con tour rganizzato ma in solitaria con auto a noleggio e per risalire la montagna per andare a vedere le donne giraffa avevamo paura di aver sbagliato strada, ancora ridiamo!!Cmq un ricordo unico

  4. Chiara Rispondi

    Che bello vedere con i propri occhi tradizioni così lontane dalle nostre! Alcune tradizioni possono sembrare davvero inconcepibili agli occhi di noi occidentali

  5. Allarremviaggio Rispondi

    Che bell’itinerario. Questa è la Thailandia che ci piace e ci ispira tanto un viaggio!

  6. Francesca Rispondi

    Che viaggio spettacolare! Complimenti per le foto, adoro i volti di queste donne, così esotici e belli. Ti confesso, anche io avrei mangiato come te, solo riso, pollo e salsina verde XD

  7. Dani Rispondi

    Che bel giro! Io ero stata solo dalle donne giraffa, mi saprebbe piaciuto conoscere anche le altre tribù

  8. Valeria Vittimberga (@chiusiperferie) Rispondi

    Che belle foto! Ricorso come un’esperienza bellissima il viaggio in quelle zone, anche se un po’ con la coda di paglia da turista: la pratica dell’allungamento del collo delle donne giraffa è nociva per la salute, e al giorno d’oggi viene conservata spesso per fini “turistici”. Questo non toglie che abbia grandissimo interesse antropologico.

  9. Giorni Rubati (@GiorniRubati) Rispondi

    Sono sincera, da un lato sembrano esperienze affascinanti, dall’altro mi sembra che il turismo verso questi popoli li abbia snaturati e mi fa tristezza vedere che le persone li vadano a visitare come se fossero animali allo zoo.. mi sbaglio?

  10. drinkfromlife (@Chandanina) Rispondi

    Le donne giraffa, che ho sempre visto solo in foto, mi inquietano fin da quando ero bambina. Mi sembra una tale atrocità anche se posso comprendere la curiosità di conoscere culture diverse. Sono però più affascinata dalle orchidee e inoltre mi è venuta voglia di cercare informazioni sui Lisu.

  11. www.narrabondo.com Rispondi

    Insomma, davvero una Thailandia diversa – e probabilmente più affascinante – quella che sei riuscita a descrivere. Effettivamente si fa presto a dire di conoscere una nazione: ci sono davvero tante realtà tra di loro diversissime al suo interno e un paese grande come quello da te descritto offre davvero tanto.
    Un saluto!

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