Ko Tao & Kho Nang Yuan

    Ko Nangyuan

Dall’isola di Kho Samui è possibile prenotare l’escursione in barca con il catamarano all’isola di ko Nang Yuan, una piccola isoletta privata dove chi non vuole fare snorkeling in barca può tranquillamente rilassarsi  sulla lingua di sabbia bianca .

Vi racconto dell’escursione a ko Nangyuan  svolta durante il viaggio del 2009. “Sveglia presto e senza colazione vista mare  ma con un simpatico sacchettino take away fornito dall’hotel. more “Ko Tao & Kho Nang Yuan”

Dormire al Bayoke Sky, Bangkok

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Rientriti a Bangkok nel traffico (agosto 2009)  abbiamo scelto per l’ultima sera in città il Bayoke Sky dove abbiamo prenotato anche un tavolo al ristorante per la cena. L’albergo offre vari ristoranti, noi abbiamo scelto il crystall grill, situato all’ottantaduesimo piano.

Il Bayoke sky era fino al 2016 l’edificio più alto della città

Anche qui abbiamo subito una piacevole sorpresa, l’hotel, avendo prenotato una camera di categoria deluxe space zone che garantiva la sistemazione tra il 64° e il 74° piano, ci offre un aperitivo al bar situato all’ottantatreesimo piano e un voucher per un massaggio ai piedi di mezz’ora.

La vista dalla nostra stanza, che si trova al 73° piano è mozzafiato (foto in alto). La via dell’albergo brulica di gente e negozi, ci sono anche delle bancarelle in cui curiosare.

Dopo questi giorni di cammino ci concediamo il tempo per il massaggio ai piedi,  ne avevo sentito parlare molto e ne sono incuriosita. È fantastico! Rigenerante e in grado di togliere la stanchezza, le caviglie paiono ad un tratto molto leggere.

Ci aspetta l’aperitivo, un cocktail tutto colorato in uno di quei grandi bicchieri con cannuccia e ombrellino. Dalle vetrate ammiriamo la città, è già buio e si vedono tutte le luci dei fanali delle auto incolonnate nel traffico che pian piano sta diminuendo. Mi piace molto, le grandi metropoli mi affascinano.

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Si è fatta ora di cena e saliamo di un piano, faticano a trovare la prenotazione ma poi alla fine ci assegnano il tavolo prenotato adiacente alle vetrate, è fantastico! La cena è a buffet ma non ha nulla a che vedere con i buffet dove manca varietà e qualità.. l’ambiente è raffinato cosi come la cucina. Il buffet è diviso in zone, a parte quelle classiche dei dolci e delle insalate c’è l’angolo di cucina italiana dove il cuoco cucina al momento pasta con i diversi condimenti, la parte dedicata alla cucina messicana, quella giapponese con zuppa di miso, sushi e sashimi, la zona del pesce dove grigliano al momento gamberoni e granchi, ostriche, la parte della carne con T-bone e roast beff al coltello, l’angolo dei finger food. Il tutto presentato in maniera eccellente. Non ho foto del cibo da mostrarvi , allora non avevo uno smartphone e forse non era neppure di modo fotografare i piatti a tavola ..

La cena è stata davvero ottima!

Qualche piano sotto c’è l’osservatorio dove sono tra l’altro esposti tuk tuk, biciclette e risciò; ci sono anche le classiche sagome cartonate dove inserire il viso.

All’ultimo piano all’aperto si trova una piattaforma rotante che mostra la città, peccato pioviggini.

Sicuramente è stato un ottimo modi di  salutare Bangkok 😉

Visitare i templi di Chiang Mai

Chiang Mai e i suoi dintorni sono luoghi ricchi di templi e di realtà da scoprire. Noi abbiamo fatto questa piccola selezione seguendo i consigli della guida incontrata a Bangkok e chi ci aveva accompagnato per due giorni e di una brochure che ci aveva lasciato l’ente del turismo. Periodo viaggio: fine agosto 2009.

WAT DOI SUTHEP

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Ci rechiamo al Doi Suthep percorrendo una strada di montagna con diversi tornanti lunga circa 16 km. Questo tempio fu costruito nel 1300  ed è considerato uno dei templi più sacri del paese, è posto sulla sommità di una collina  (3.520 metri s.l.m.) a cui si arriva con una scalinata di 306 gradini oppure con una funicolare.

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C’è una famosa leggenda dietro alla realizzazione del Wat Phra that Doi Suthep (questo il nome corretto del tempio): si narra che una reliquia del Buddha falso fu posta sul dorso di un elefante libero di vagare che si arrampicò sulla cima del Doi Suthep, si girò per tre volte, si inginocchiò e morì. Il Re Ku Na nel 14 ° secolo fece costruire proprio in quel punto il chedi del tempio.

Dalla collina si gode un bellissimo panorama sulla vallata e su Chiang Mai, ci consideriamo molto fortunati visto che spesso, abbiamo letto, la collina è avvolta dalla nebbia.

Il tempio è splendido, il chedi è purtroppo in restauro ma riusciamo comunque ad ammirarne la bellezza. Per salire abbiamo preso la funicolare (40 bath a testa a/r) mentre per scendere, nonostante avessimo già il biglietto, utilizziamo le scale sulle quali nella parte inferiore si trovano bancarelle e venditori. Non ci sembra di aver percorso tutti quei gradini.

WAT CHEDI LUANG

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Il Wat Chedi Luang è stato costruito circa seicento anni fa. La pagoda principale (chedi) di vaste dimensioni ha dato il nome al tempio stesso; per un breve periodo ha ospitato il Buddha più importante in Thailandia, il Buddha di Smeraldo. Il Buddha di Smeraldo si trova ora a Bangkok, ma alcuni anni fa il re ha donato al tempio una copia da collocare nella nicchia orientale del Chedi.

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Altri edifici del complesso comprendono il campus Lanna dell’Università buddista Mahamakut. A ovest del Chedi si trova un viharn contenente un Buddha disteso e il Buddha Sangkhachai.

WAT PHRA SINGH

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Il wat Phra Singh che originariamente si chiamava Wat Phra Li Chiang, nome che fu cambiato quando nel 1376 venne ospitata all’interno l’immagine del Bhudda Phra Sihing.

Ci fermiamo un po’ su una panchina ad osservare i monaci di passaggio.

Fa davvero caldo e perciò decidiamo di terminare qui la visita per oggi e rimandare la visita agli altri tre templi selezionati  in mattinata nei giorni successivi

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Come nei giorni precedenti  facciamo colazione in albergo e dopo aver preso la  macchina fotografica contrattiamo il giro con un tuk tuk che ci aspetterà durante la visita ai tre templi e poi ci lascerà allo zoo.

WAT CHIANG MUN

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Il Wat Chiang Mun,  tempio più antico di Chiang Mai si trova all’interno delle mura e  Rajpakinai Road.

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L’autista  del nostro Tuk Tuk ci chiede di aspettarlo se finiamo la  visita troppo presto 😊 lui va un attimo a comprarsi il giornale. Nessun problema! Questi aspetti di vita locale mi piacciono molto.

WAT KU TAO

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Il secondo tempio della nostra seconda giornata è il Wat ku tao, noto soprattutto per la forma del chedi insolita rispetto a tutti gli altri templi. Questo stupa che è unica nel nord della Thailandia posa su una base quadrata su cui poggiano cinque strutture che somigliano ciascuna al bocciolo del fiore di loto. Sfortunatamente è in restauro ma riusciamo ugualmente ad ammirarne la particolarità.

WAT SUAN DOK

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L’ultimo tempio che visitiamo è il Wat Suan Dok che si trova a ovest delle mura della città vecchia in Suthep Road, vicino alla strada che porta al wat Doi Suthep dove si trova anche lo zoo. È differente dagli altri visitati, sui lati è aperto ed è molto grande.

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Leggenda narra che il  re Keu Na di Lanna  offrì il giardino reale dei fiori (Suan Dok) come un luogo per costruire un tempio ad un sacerdote molto venerato venuto in visita da Sukhothai per portare il buddismo dello Sri Lanka. Al di fuori del tempio si trovano molti chedi bianchi, reliquiari contenenti le ceneri della famiglia reale di Chiang Mai.

 

 

Visitare il Triangolo d’Oro

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Continuo il racconto del viaggio in Tailandia, agosto 2009.

Ci svegliamo a Chiang Mai, fra un’ora passeranno a prenderci per l’escursione al triangolo d’oro acquistata in hotel. Facciamo colazione, ottimo buffet e soprattutto sensazionale l’angolo con il fornetto per scaldarsi le brioche.

La giornata di oggi sarà particolarmente lunga ed impegnativa.

Siamo in sei, oltre a noi c’è un ragazzo italiano ed una famiglia di tre persone olandesi.

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La prima sosta la facciamo alle sorgenti calde di Baan Mae Khajaan a Wiang Pa Pao, zona nord-est della provincia di Chiang Mai, dove è presente anche un geyser.

Il Geyser Thaweesin ha una temperatura costante di 95 gradi centigradi ed è profondo 178 metri. L’altezza del geyser raggiunge addirittura i 37 metri, non riusciamo purtroppo a vedere il getto di acqua nella sua maestosità ma solo una costante produzione di vapore.

Abbiamo un po’ di tempo a disposizione e dopo aver scattato come sempre tantissime foto preferiamo immergere i piedi nella piscinetta di acqua termale piuttosto che guardare i negozietti; molte signore vendono uova fresche in cestini di bamboo con un manico da collocare vicino al geyser, in pochissimo tempo diventano sode. Non proviamo l’esperienza, lasciamo fare la prova ad alcuni turisti giapponesi.

Ripartiamo per fermarci dopo un po’ di strada. Il tempo e il cielo continuano a cambiare: sprazzi di sole, nuvole grigie, pioggia sottile e poi sereno; l’aria è frizzante, la vegetazione ha un colore verde brillante.

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Raggiungiamo il tempio Wat Rong Khun comunemente noto con il nome di “white temple”, tempio bianco. E’ un tempio in stile moderno, la cui costruzione è iniziata alcuni anni fa e come dice il suo stesso nome è di colore bianco. E ‘stato progettato e costruito dall’artista Chaloemchai Khositphiphat che abbiamo la fortuna di incontrare in quanto è presente al tempio.

Per raggiungere la cappella del tempio si percorre un piccolo ponte posto sopra un laghetto, ai lati si trova l’inferno, un insieme di sculture di persone che danno l’impressione di cercare di fuggire con le mani che tendono verso il cielo.

All’interno del tempio si trova un bellissimo murale colorato del Buddha che rappresenta il paradiso.

Accanto al tempio vi è una piccola galleria d’arte dove ammirare le opere di Chaloemchai Khositphiphat.

Il tempio merita sicuramente una visita, è molto scenografico e molto diverso dagli atri presenti a Chiang Mai e  a Bangkok, unico nel genere. Peccato per il cielo un po’ plumbeo, con il sole e il cielo azzurro avrebbe avuto riflessi fantastici.

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Ci rimettiamo in “marcia” per raggiungere il famoso triangolo d’oro, punto in cui confinano Tailandia, Myanmar e Laos noto, soprattutto in passato, per il traffico di oppio tra i tre paesi.

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Giungiamo al molo di imbarco per la gita in barca sul Mekong, all’undicesimo posto tra i fiumi più lunghi del mondo.

La navigazione dura circa un’ora e ammiriamo, oltre alla natura, ciò che offrono i confini degli stati confinanti. In primo luogo osserviamo un’immensa statua di Buddha in piedi nel territorio del Myanmar ed un casinò.  La guida ci spiega che non siamo particolarmente lontano neanche dalla Cina. Sbarchiamo sull’isola di Done Xao in territorio laotiano dove non è necessario avere il visto in quanto  è considerata zona di confine; un luogo “per turisti”. Sulla barca ci chiedono ad ogni modo se abbiamo il passaporto e così lo consegniamo alla guida insieme a 20 bath (quaranta centesimi). Sull’isola  si trovano i classici cartelli di benvenuto in Laos e alcuni negozi di souvenir dove si trovano curiose bottiglie di liquori contenenti scorpioni e serpenti. Dopo circa un quarto d’ora di sosta riprendiamo la barca che ci riporterà al molo.  Ci riconsegnano il passaporto e…  ecco il mistero! Hanno apposto tre timbri ( suppongo ricordo sull’ultima pagina: un piccolo elefantino con la scritta Laos, un triangolo con all’interno il nome dei tre paesi confinanti e un cerchio con il nome dell’isola. Mi chiedo se il passaporto si possa “timbrare” così…   Speriamo non avere problemi in futuro..). Vi confermo che poi l‘ho usato negli anni successivi senza alcun problema.

Prima di dirigerci al ristorante ci fermiamo a scattare qualche foto sotto il noto arco simbolo del triangolo d’oro.

Il buffet è prevalentemente asiatico e molto buono, i bocconcini di pollo fritto sono deliziosi. Dopo la sosta per il pranzo riprendiamo il pulmino per spingerci ai confini con il Myanmar dove si trova il punto più a nord della Thailandia. Dopo la frontiera vi è un ponte e attraversato quest’ultimo si è nel territorio dell’ex Birmania. Anche qui  come in tutte le zone di frontiera si trovano negozi che offrono merce a prezzi molto economici, vendono un po’ le solite cose: orologi, pelletteria, souvenir..

Abbiamo un po’ di tempo a disposizione e facciamo un giro per i negozi della cittadina dove compriamo delle noci di macadamia da portare in Italia. Non ci sono oggetti caratteristici o di particolare interesse.

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Prima di rientrare a Chiang Mai ci aspetta un’ultima tappa, il villaggio degli Akha, una delle minoranze etniche presenti nel paese; il loro costume tradizionale è nero con delle bande colorate ma ciò che è più caratteristico è il loro copricapo sempre di colore nero ma decorato con pon pon di colori accesi e arricchito da catenelle e applique in argento.

Il villaggio è autentico, lo attraversiamo e nel frattempo arrivata un carretto che forse passa settimanalmente o giornalmente a vendere frutta secca al villaggio. I bimbi appena lo sentono arrivare si radunano intorno e le mamme  li raggiungono. È una scena molto bella.

Il viaggio di rientro è lungo, ci fermiamo a metà strada a fare benzina e una sosta all’autogrill; prendo qualcosa da spizzicare sul pulmino e ne approfittiamo per la toilette. I bagni sono differenti dai nostri, c’è una turca rialzata e un bidone molto capiente con un pentolino di plastica da dove  attingere l’acqua per lo scarico. Sono molto puliti.

Una volta rientrati in albergo, dopo la doccia, decidiamo di approfittare subito della cena che l’albergo ci ha offerto, ancora non sappiamo cosa offre la città e vista l’ora  abbiamo anche un certo appetito. Ci portano degli spiedi di carne e verdura alla griglia molto buoni accompagnati da riso bianco.

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Dopo cena decidiamo di andare al night bazar, ne abbiamo sentito parlare talmente tanto che ne siamo davvero incuriositi. È un tripudio di negozi e bancarelle allestite sui marciapiedi, si fatica quasi a passare. Si trovato cose molto caratteristiche e particolari oltre ai classici souvenir e a prodotti contraffatti.

 

Ayutthaya, cosa fare e visitare

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In mattinata, dopo aver lasciato Kanchanaburi,  raggiungiamo Ayutthaya, antica capitale del regno del Siam, dove visitiamo diversi templi. Il primo è il wat Chaiwatthanaram, un tempio buddhista considerato una delle maggiori attrazioni turistiche del luogo e uno dei templi più belli di tutto il paese. La costruzione del tempio iniziò all’incirca nell’anno 1630 e fu fortemente voluta dal re Prasat Thong che lo volle edificare in quella precisa zona in memoria di sua madre che nacque in quei luoghi. Lo stile che venne utilizzato per la costruzione fu lo stile Khmer; il tempio si trova sulla riva occidentale del fiume Chao Phraya, a sud-ovest della città vecchia di Ayutthaya.

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Si tratta di un complesso di grandi dimensioni dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

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Il secondo tempio è il wat Phra Si Sanphet, costruito dal re Boromatrailokanat nel 1448. E’ stato uno dei templi più grandi dell’antica capitale ed è uno dei meglio conservati dell’isola. Il tempio ha preso il nome dalla grande immagine del Buddha in piedi eretto lì nel 1503 alto 16 metri e coperto con più di 150 chilogrammi di oro. A seguito del saccheggio della città  da parte dei birmani il Buddha fu ritrovato in frantumi. I tre chedi del tempio sono una delle principali immagini della città.

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Proseguiamo con il Wihaan Mongkhon Bophit, luogo dove è possibile ammirare la fusione tra architettura antica e moderna e dove è custodito uno dei più grandi Bhudda di tutto il paese.

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Ci fermiamo per pranzo in un ristorante a buffet, la cucina è varia e abbastanza buona, l’ambiente è purtroppo poco caratteristico trattandosi di un ristorante di un grande albergo, il pasto era compreso con il pacchetto dei due giorni.

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Nel pomeriggio visitiamo il wat Yai Chai Mongkhon che al suo interno contiene una statua del Buddha disteso nella classica veste color zafferano oltre ad un enorme chedi color oro custodito da una serie di statue del Buddha anch’esse vestiti con stole.

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La visita della città si conclude con il Bang Pa-In Palace, palazzo dove in estate si reca la regina e dove alloggiano i rappresentanti nazionali degli altri governi quando giungono in visita.

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All’interno del parco vi sono molti edifici e delle siepi potate in modo tale da raffigurare diversi animali.

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All’ingresso vendono in bicchieri di plastica coperti frutta fresca che può essere frullata con yogurt, acqua o latte; ne prendo uno misto davvero buono. La signora mi fa anche assaggiare un frutto molto buono di cui purtroppo non conosco il nome.

Rientriamo a Bangkok via terra, l’alternativa era proseguire via fiume.

Anche l’escursione ad Ayutthaia si può effettuare in giornata da Bangkok. Io consiglio con una guida in modo da poter meglio apprezzare templi e storia di ciò che si visita.

 

Kanchanaburi, Tailandia

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Prosegue il racconto del viaggio in Tailandia, agosto 2009. Dopo la visita al mercati di Mae Klong e Damnoen Saduak ci mettiamo in viaggio in direzione Kanchanaburi con il nostro pulmino, percorriamo un po’ di strada e ne approfittiamo per schiacciare un pisolino, il caldo aumenta la nostra stanchezza.

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Una volta giunti al paese visitiamo il museo della guerra, the JEATH war museum, dove jeath indica l’insieme delle iniziali dei paesi coinvolti: Japan, England, America e Australia, Thailand e Holland. Il museo contiene una serie di fotografie e cimeli che ricordano la costruzione della ferrovia della morte da parte dei prigionieri durante la seconda guerra mondiale; è un museo all’aperto, la sua semplice struttura è una ricostruzione realistica delle capanne dove i prigionieri trascorrevano i pochi momenti di riposo.

La ferrovia e il ponte sul fiume Kwai furono costruiti per collegare la Tailandia con il Myanmar (ex Birmania) attraverso il passo delle tre pagode, luogo più a nord della provincia di Kanchanaburi. Prima di partire abbiamo guardato il film con Antony Queen, il ponte sul fiume Kwai, che racconta questo triste avvenimento della storia.

Pranziamo in un grazioso ristorante sul fiume da cui abbiamo un’ottima vista del ponte dal basso verso l’alto, abbiamo più volte modo di osservare passare la monorotaia che porta i turisti da un capo all’altro del ponte. Nok ci aiuta a scegliere dal menù e prendiamo per la prima volta nella vacanza gli involtini primavera che a differenza dei nostri contengono spaghettini di riso, e noodles con gamberi e verdura. Per la frutta ci si serve da soli staccando direttamente dall’albero le banane! Di certo sono fresche! Adoro!

Non abbiamo molto tempo, ripartiamo per visitare il tempio delle tigri che alcuni mesi fa avevo visto in un documentario sugli animali e mi aveva colpito. Veniva mostrato come nel tempio i monaci si prendevano cura delle tigri ma purtroppo non è così.. Solo i cuccioli sono vispi, le tigri adulte sono incatenate sotto il sole e sembrano sedate, è uno scenario davvero triste. Gli unici animali che paiono star bene sono i bufali che girano liberi all’interno del tempio.

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Siamo amareggiati per quanto visto. Spero che ora a distanza di anni le cose siano migliorate.

Proseguiamo con il nostro programma, dobbiamo prendere un treno; prima di raggiungere la stazione ci fermiamo per strada in una piazzola a comprare delle banane di seconda scelta per darle alle scimmie. Poco più avanti c’è un punto dove sono solite radunarsi ma a causa del caldo eccessivo, ci spiega la guida molto dispiaciuta, oggi non ci sono.

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Raggiungiamo la stazione e aspettiamo che arrivi il treno. Saliamo su questa vettura con panche di legno e ventilatori appesi al soffitto per creare un rigiro d’aria nelle carrozze. Un signore anziano vestito da militare  con i capelli lunghi grigi comincia a parlare con Nok, a gesti ci fa capire che vuole una foto con noi.

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Ogni giorno questo viaggio rappresenta e rappresenterà un’esperienza di vita, il caldo e l’umidità sono molto provanti così come gli orari che a cui a volte ci si deve abituare. Ora siamo sul treno che dalla stazione di Wat Po ci porterà fino alla stazione di River Kwai, siamo fermi da venti minuti ad aspettare il passaggio di un altro treno che giunge dall’opposta direzione. Piove da un po’ di tempo, il nostro finestrino è rotto ed entra acqua. Potrebbe sembrare un disastro ma in realtà mentre guardo Vincenzo negli occhi e mi sorride capisco che anche lui è pago dell’esperienza che stiamo vivendo.

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È passato un bimbo con in mano un gelato, si è fermato a guardarci incuriosito. Non vi sono altri turisti a parte noi su questo treno.

Tra poco dovremmo arrivare, le foglie degli alberi entrano dal finestrino, i campi sono completamente allagati ed un insetto ha appena finito di camminare sul mio taccuino.

Continua a piovere, per fortuna in borsa ho un k-way che uso per coprire la macchina fotografica.

Arriviamo in hotel con i piedi inzuppati, la reception è elegante e le camere spaziose e pulite. Continua a piovere e non accenna a voler smettere, non si vedono taxi e perciò decidiamo di cenare in albergo. Abbiamo l’impressione che i camerieri ci guardino con  aria stranita  forse perché noi aspettiamo che vengano loro a chiederci cosa vogliamo  mangiare e loro aspettano che siamo noi a chiamarli per ordinare; nessuno si vede e perciò li chiamiamo noi. È il primo pasto che facciamo alla carta da quando siamo arrivati e  ancora non sappiamo come funziona.

Ordiniamo bistecca e patatine optando per il menù internazionale poi io mi faccio tentare dai dolci e ordino del gelato, sul menù mi pare di aver letto “gelato molto freddo”.. dopo un po’ mi servono invece gelato fritto, non è male. Chissà però come ho fatto a scambiare il gelato fritto con il gelato freddo! Sono stanca, ho davvero bisogno di dormire. Sono anche raffreddata, lo sbalzo caldo umido con quello dell’aria condizionata è ovunque notevole.

18 agosto

Per le sette e un quarto scendiamo a fare colazione, il cielo è sereno. Prima di incontrarci con Nok alle otto usciamo a fare due passi, non ci sembra ci sia molto di interessante da vedere.

 

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Partiamo e ci fermiamo subito a vedere il cimitero di guerra dove sono rimaste solamente le lapidi commemorative in quanto, ci spiega la guida, le salme dei soldati sono state trasportate nei paesi d’origine a spese de relativi governi.

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Successivamente ci fermiamo sul ponte Kwai e ne percorriamo a piedi una parte, ci sentiamo parte della storia e la passeggiata su questo ponte insieme a quanto visto al museo e al cimitero non può non farci pensare alla drammaticità della guerra.

Il nostro viaggio procede in direzione Ayutthaia.

Dumnoen Saduak, mercato galleggiante Bangkok

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Continuo a raccontrare  la nostra avventura in Tailandia, agosto 2009. Dopo aver visitato il mercato di Mae klong che viene allestito e disallestito al ritmo del passaggio del treno risaliamo sul pulmino per dirigerci verso il mercato galleggiante di Dumnoen Saduak; giunti all’imbarco delle “speed boat”, barche in legno strette e lunghe con il motore; saliamo per cominciare la nostra gita sul fiume e per giungere al mercato. In circa trenta minuti arriviamo.

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Durante il tragitto osserviamo la vita che scorre lungo il fiume dove gli abitanti si spostano con piccole barchette in legno. Una volta giunti al mercato decidiamo di noleggiare una barchetta a remi per scoprire appieno i canali. Il traffico fluviale è molto intenso tant’è che bisogna fare particolare attenzione  e tenere le mani all’interno della barca per evitare di schiacciarle urtando le altre barche. Ci accorgiamo subito di quanto il mercato sia turistico ma è senz’altro pittoresco; facciamo ad ogni modo alcuni piccoli acquisti. Lo stesso mercato lo avevo visitato nel 1998 in occasione di uno stop over e senz’altro ho notato il maggior afflusso di turisti rispetto a quanto visto all’epoca. E’ un luogo che includerei tutt’ora se dovessi ritornare anche solo per farlo scoprire ai bimbi che ne rimarrebbero senza dubbio affascinati.

E’ raggiungibile con un’escursione giornaliera da Bangkok.