Kanchanaburi, Tailandia

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Prosegue il racconto del viaggio in Tailandia, agosto 2009. Dopo la visita al mercati di Mae Klong e Damnoen Saduak ci mettiamo in viaggio in direzione Kanchanaburi con il nostro pulmino, percorriamo un po’ di strada e ne approfittiamo per schiacciare un pisolino, il caldo aumenta la nostra stanchezza.

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Una volta giunti al paese visitiamo il museo della guerra, the JEATH war museum, dove jeath indica l’insieme delle iniziali dei paesi coinvolti: Japan, England, America e Australia, Thailand e Holland. Il museo contiene una serie di fotografie e cimeli che ricordano la costruzione della ferrovia della morte da parte dei prigionieri durante la seconda guerra mondiale; è un museo all’aperto, la sua semplice struttura è una ricostruzione realistica delle capanne dove i prigionieri trascorrevano i pochi momenti di riposo.

La ferrovia e il ponte sul fiume Kwai furono costruiti per collegare la Tailandia con il Myanmar (ex Birmania) attraverso il passo delle tre pagode, luogo più a nord della provincia di Kanchanaburi. Prima di partire abbiamo guardato il film con Antony Queen, il ponte sul fiume Kwai, che racconta questo triste avvenimento della storia.

Pranziamo in un grazioso ristorante sul fiume da cui abbiamo un’ottima vista del ponte dal basso verso l’alto, abbiamo più volte modo di osservare passare la monorotaia che porta i turisti da un capo all’altro del ponte. Nok ci aiuta a scegliere dal menù e prendiamo per la prima volta nella vacanza gli involtini primavera che a differenza dei nostri contengono spaghettini di riso, e noodles con gamberi e verdura. Per la frutta ci si serve da soli staccando direttamente dall’albero le banane! Di certo sono fresche! Adoro!

Non abbiamo molto tempo, ripartiamo per visitare il tempio delle tigri che alcuni mesi fa avevo visto in un documentario sugli animali e mi aveva colpito. Veniva mostrato come nel tempio i monaci si prendevano cura delle tigri ma purtroppo non è così.. Solo i cuccioli sono vispi, le tigri adulte sono incatenate sotto il sole e sembrano sedate, è uno scenario davvero triste. Gli unici animali che paiono star bene sono i bufali che girano liberi all’interno del tempio.

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Siamo amareggiati per quanto visto. Spero che ora a distanza di anni le cose siano migliorate.

Proseguiamo con il nostro programma, dobbiamo prendere un treno; prima di raggiungere la stazione ci fermiamo per strada in una piazzola a comprare delle banane di seconda scelta per darle alle scimmie. Poco più avanti c’è un punto dove sono solite radunarsi ma a causa del caldo eccessivo, ci spiega la guida molto dispiaciuta, oggi non ci sono.

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Raggiungiamo la stazione e aspettiamo che arrivi il treno. Saliamo su questa vettura con panche di legno e ventilatori appesi al soffitto per creare un rigiro d’aria nelle carrozze. Un signore anziano vestito da militare  con i capelli lunghi grigi comincia a parlare con Nok, a gesti ci fa capire che vuole una foto con noi.

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Ogni giorno questo viaggio rappresenta e rappresenterà un’esperienza di vita, il caldo e l’umidità sono molto provanti così come gli orari che a cui a volte ci si deve abituare. Ora siamo sul treno che dalla stazione di Wat Po ci porterà fino alla stazione di River Kwai, siamo fermi da venti minuti ad aspettare il passaggio di un altro treno che giunge dall’opposta direzione. Piove da un po’ di tempo, il nostro finestrino è rotto ed entra acqua. Potrebbe sembrare un disastro ma in realtà mentre guardo Vincenzo negli occhi e mi sorride capisco che anche lui è pago dell’esperienza che stiamo vivendo.

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È passato un bimbo con in mano un gelato, si è fermato a guardarci incuriosito. Non vi sono altri turisti a parte noi su questo treno.

Tra poco dovremmo arrivare, le foglie degli alberi entrano dal finestrino, i campi sono completamente allagati ed un insetto ha appena finito di camminare sul mio taccuino.

Continua a piovere, per fortuna in borsa ho un k-way che uso per coprire la macchina fotografica.

Arriviamo in hotel con i piedi inzuppati, la reception è elegante e le camere spaziose e pulite. Continua a piovere e non accenna a voler smettere, non si vedono taxi e perciò decidiamo di cenare in albergo. Abbiamo l’impressione che i camerieri ci guardino con  aria stranita  forse perché noi aspettiamo che vengano loro a chiederci cosa vogliamo  mangiare e loro aspettano che siamo noi a chiamarli per ordinare; nessuno si vede e perciò li chiamiamo noi. È il primo pasto che facciamo alla carta da quando siamo arrivati e  ancora non sappiamo come funziona.

Ordiniamo bistecca e patatine optando per il menù internazionale poi io mi faccio tentare dai dolci e ordino del gelato, sul menù mi pare di aver letto “gelato molto freddo”.. dopo un po’ mi servono invece gelato fritto, non è male. Chissà però come ho fatto a scambiare il gelato fritto con il gelato freddo! Sono stanca, ho davvero bisogno di dormire. Sono anche raffreddata, lo sbalzo caldo umido con quello dell’aria condizionata è ovunque notevole.

18 agosto

Per le sette e un quarto scendiamo a fare colazione, il cielo è sereno. Prima di incontrarci con Nok alle otto usciamo a fare due passi, non ci sembra ci sia molto di interessante da vedere.

 

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Partiamo e ci fermiamo subito a vedere il cimitero di guerra dove sono rimaste solamente le lapidi commemorative in quanto, ci spiega la guida, le salme dei soldati sono state trasportate nei paesi d’origine a spese de relativi governi.

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Successivamente ci fermiamo sul ponte Kwai e ne percorriamo a piedi una parte, ci sentiamo parte della storia e la passeggiata su questo ponte insieme a quanto visto al museo e al cimitero non può non farci pensare alla drammaticità della guerra.

Il nostro viaggio procede in direzione Ayutthaia.


11 thoughts on “Kanchanaburi, Tailandia

  1. Noemi Bengala Rispondi

    Io sono stata in Thailandia ma non ho visitato questa zona. L’Indocina comunque per me è stata una pratica spirituale più che un luogo. Soprattutto il Myanmar

    1. Zucchero Farina in viaggio Rispondi

      Il Myanmar è tra i posti che vorrei visitare. Della zona abbiamo fatto solo Tailandia e Cambogia per ora

  2. Sandra Rispondi

    Questa parte di Thailandia mi incuriosisce davvero molto, sto pensando di organizzare qualcosa, magari i inverno, così da evitare il caldo umido e le piogge, vedremo!!

    1. Zucchero Farina in viaggio Rispondi

      Sicuramente in inverno il tempo sarà migliore. Così tanta pioggia l’avevamo trovata solo in questa tappa

  3. raffigarofalo Rispondi

    Una mia cara amica vive in Thailandia da tre anni per lavoro e continua a chiedermi di andare a trovarla. Non so perchè ho sempre tergiversato. Dopo aver letto questo post, un po’ di voglia mi è venuta. 😉

    1. Zucchero Farina in viaggio Rispondi

      Ti invito A seguire anche gli articoli dedicati al nord. Alla fine di tutto il mio racconto spero ti avrò convinta a partire. Merita

  4. FuoriMappa Rispondi

    Anch’io avevo fatto questo giro e ne ho un bellissimo ricordo. La cosa che mi è spiaciuta era non aver potuto dormire sulle case galleggianti sul fiume in quanto non c’erano più posti disponibili.

  5. rosy Rispondi

    Pensa che quando abbiamo organizzato il viaggio in Thailandia quest’anno l’idea era di inserire anche questa zona poi per mancanza di tempo l’abbiamo scartata. Peccato mi sarebbe piaciuto vederla.

  6. Valeria Rispondi

    La Thailandia mi attira! Peccato per il tempio delle tigri, purtroppo ci sono tantissime situazioni simili in cui gli animali vengono sfruttati per il turismo. Anche in Giappone ho trovato cose analoghe e non mi ha fatto per niente piacere 🙁

  7. […] mattinata, dopo aver lasciato Kanchanaburi,  raggiungiamo Ayutthaya, antica capitale del regno del ... https://zuccherofarinainviaggio.wordpress.com/2018/07/09/ayutthaya-cosa-fare-e-visitare

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