Visitare il Triangolo d’Oro

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Continuo il racconto del viaggio in Tailandia, agosto 2009.

Ci svegliamo a Chiang Mai, fra un’ora passeranno a prenderci per l’escursione al triangolo d’oro acquistata in hotel. Facciamo colazione, ottimo buffet e soprattutto sensazionale l’angolo con il fornetto per scaldarsi le brioche.

La giornata di oggi sarà particolarmente lunga ed impegnativa.

Siamo in sei, oltre a noi c’è un ragazzo italiano ed una famiglia di tre persone olandesi.

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La prima sosta la facciamo alle sorgenti calde di Baan Mae Khajaan a Wiang Pa Pao, zona nord-est della provincia di Chiang Mai, dove è presente anche un geyser.

Il Geyser Thaweesin ha una temperatura costante di 95 gradi centigradi ed è profondo 178 metri. L’altezza del geyser raggiunge addirittura i 37 metri, non riusciamo purtroppo a vedere il getto di acqua nella sua maestosità ma solo una costante produzione di vapore.

Abbiamo un po’ di tempo a disposizione e dopo aver scattato come sempre tantissime foto preferiamo immergere i piedi nella piscinetta di acqua termale piuttosto che guardare i negozietti; molte signore vendono uova fresche in cestini di bamboo con un manico da collocare vicino al geyser, in pochissimo tempo diventano sode. Non proviamo l’esperienza, lasciamo fare la prova ad alcuni turisti giapponesi.

Ripartiamo per fermarci dopo un po’ di strada. Il tempo e il cielo continuano a cambiare: sprazzi di sole, nuvole grigie, pioggia sottile e poi sereno; l’aria è frizzante, la vegetazione ha un colore verde brillante.

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Raggiungiamo il tempio Wat Rong Khun comunemente noto con il nome di “white temple”, tempio bianco. E’ un tempio in stile moderno, la cui costruzione è iniziata alcuni anni fa e come dice il suo stesso nome è di colore bianco. E ‘stato progettato e costruito dall’artista Chaloemchai Khositphiphat che abbiamo la fortuna di incontrare in quanto è presente al tempio.

Per raggiungere la cappella del tempio si percorre un piccolo ponte posto sopra un laghetto, ai lati si trova l’inferno, un insieme di sculture di persone che danno l’impressione di cercare di fuggire con le mani che tendono verso il cielo.

All’interno del tempio si trova un bellissimo murale colorato del Buddha che rappresenta il paradiso.

Accanto al tempio vi è una piccola galleria d’arte dove ammirare le opere di Chaloemchai Khositphiphat.

Il tempio merita sicuramente una visita, è molto scenografico e molto diverso dagli atri presenti a Chiang Mai e  a Bangkok, unico nel genere. Peccato per il cielo un po’ plumbeo, con il sole e il cielo azzurro avrebbe avuto riflessi fantastici.

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Ci rimettiamo in “marcia” per raggiungere il famoso triangolo d’oro, punto in cui confinano Tailandia, Myanmar e Laos noto, soprattutto in passato, per il traffico di oppio tra i tre paesi.

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Giungiamo al molo di imbarco per la gita in barca sul Mekong, all’undicesimo posto tra i fiumi più lunghi del mondo.

La navigazione dura circa un’ora e ammiriamo, oltre alla natura, ciò che offrono i confini degli stati confinanti. In primo luogo osserviamo un’immensa statua di Buddha in piedi nel territorio del Myanmar ed un casinò.  La guida ci spiega che non siamo particolarmente lontano neanche dalla Cina. Sbarchiamo sull’isola di Done Xao in territorio laotiano dove non è necessario avere il visto in quanto  è considerata zona di confine; un luogo “per turisti”. Sulla barca ci chiedono ad ogni modo se abbiamo il passaporto e così lo consegniamo alla guida insieme a 20 bath (quaranta centesimi). Sull’isola  si trovano i classici cartelli di benvenuto in Laos e alcuni negozi di souvenir dove si trovano curiose bottiglie di liquori contenenti scorpioni e serpenti. Dopo circa un quarto d’ora di sosta riprendiamo la barca che ci riporterà al molo.  Ci riconsegnano il passaporto e…  ecco il mistero! Hanno apposto tre timbri ( suppongo ricordo sull’ultima pagina: un piccolo elefantino con la scritta Laos, un triangolo con all’interno il nome dei tre paesi confinanti e un cerchio con il nome dell’isola. Mi chiedo se il passaporto si possa “timbrare” così…   Speriamo non avere problemi in futuro..). Vi confermo che poi l‘ho usato negli anni successivi senza alcun problema.

Prima di dirigerci al ristorante ci fermiamo a scattare qualche foto sotto il noto arco simbolo del triangolo d’oro.

Il buffet è prevalentemente asiatico e molto buono, i bocconcini di pollo fritto sono deliziosi. Dopo la sosta per il pranzo riprendiamo il pulmino per spingerci ai confini con il Myanmar dove si trova il punto più a nord della Thailandia. Dopo la frontiera vi è un ponte e attraversato quest’ultimo si è nel territorio dell’ex Birmania. Anche qui  come in tutte le zone di frontiera si trovano negozi che offrono merce a prezzi molto economici, vendono un po’ le solite cose: orologi, pelletteria, souvenir..

Abbiamo un po’ di tempo a disposizione e facciamo un giro per i negozi della cittadina dove compriamo delle noci di macadamia da portare in Italia. Non ci sono oggetti caratteristici o di particolare interesse.

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Prima di rientrare a Chiang Mai ci aspetta un’ultima tappa, il villaggio degli Akha, una delle minoranze etniche presenti nel paese; il loro costume tradizionale è nero con delle bande colorate ma ciò che è più caratteristico è il loro copricapo sempre di colore nero ma decorato con pon pon di colori accesi e arricchito da catenelle e applique in argento.

Il villaggio è autentico, lo attraversiamo e nel frattempo arrivata un carretto che forse passa settimanalmente o giornalmente a vendere frutta secca al villaggio. I bimbi appena lo sentono arrivare si radunano intorno e le mamme  li raggiungono. È una scena molto bella.

Il viaggio di rientro è lungo, ci fermiamo a metà strada a fare benzina e una sosta all’autogrill; prendo qualcosa da spizzicare sul pulmino e ne approfittiamo per la toilette. I bagni sono differenti dai nostri, c’è una turca rialzata e un bidone molto capiente con un pentolino di plastica da dove  attingere l’acqua per lo scarico. Sono molto puliti.

Una volta rientrati in albergo, dopo la doccia, decidiamo di approfittare subito della cena che l’albergo ci ha offerto, ancora non sappiamo cosa offre la città e vista l’ora  abbiamo anche un certo appetito. Ci portano degli spiedi di carne e verdura alla griglia molto buoni accompagnati da riso bianco.

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Dopo cena decidiamo di andare al night bazar, ne abbiamo sentito parlare talmente tanto che ne siamo davvero incuriositi. È un tripudio di negozi e bancarelle allestite sui marciapiedi, si fatica quasi a passare. Si trovato cose molto caratteristiche e particolari oltre ai classici souvenir e a prodotti contraffatti.