
Tbilisi in 4 giorni, la città era sulla lista da un po’, e alla fine ci siamo andate in cinque: io, un’amica e le tre nonne arrivate da Milano. Un viaggio a due generazioni, quindi, con ritmo lento, niente salite faticose e niente giornate estenuanti. La capitale della Georgia si è rivelata perfetta per questo, perché le salite le fanno funivie e funicolari, la città vecchia si gira in piano e fra una cosa e l’altra si mangia benissimo.
In questo articolo trovi l’itinerario di Tbilisi in 4 giorni che abbiamo seguito dal giovedì alla domenica, una gita fuori città a Mtskheta e un capitolo sul cibo georgiano per ordinare al ristorante senza esitazioni.
Il viaggio in sintesi
- Durata: 4 giorni (3 notti), dal giovedì a pranzo alla domenica a pranzo
- Periodo: fine settembre 2026, giornate tiepide e sere fresche
- Chi: in cinque, due quarantenni e tre nonne settantenni, a ritmo lento
- Come si arriva: volo Air Arabia da Abu Dhabi (circa 3 ore e mezza), le nonne da Milano con Easyjet; nessuna differenza di fuso con gli Emirati, due ore avanti rispetto all’Italia
- Dove dormire: Moxy Tbilisi, in piazza Saarbrücken, a piedi un quarto d’ora dalla città vecchia e dal mercato del Ponte Secco
- Come muoversi: a piedi in centro, taxi con l’app Bolt, funivia e funicolare con la tessera Metromoney
- Moneta: lari georgiano (GEL); carte accettate quasi ovunque, contanti per mercati, bagni e mance
- Gita fuori città: Jvari, Mtskheta e Cronache della Georgia, mezza giornata con escursione organizzata
Indice dei contenuti
- Tre cose da sapere prima di partire
- Giorno 1 – Il Ponte della Pace, Narikala e la Madre della Georgia
- Giorno 2 – Sameba, città vecchia, Abanotubani e Sololaki
- Giorno 3 – Mtskheta, bagni sulfurei e danze georgiane
- Giorno 4 – Mercato del Ponte Secco e partenza
- Dove dormire a Tbilisi
- Come muoversi a Tbilisi
- Consigli pratici
- Domande frequenti su Tbilisi
Tre cose da sapere prima di partire
Tbilisi vuol dire “luogo caldo”. Il nome viene dalle sorgenti sulfuree su cui è nata la città, le stesse in cui ci siamo immerse il sabato pomeriggio. La città rimane in una gola: il fiume Mtkvari (la Kura) la taglia in due e le colline la stringono, quindi tutto è vicino ma quasi sempre in salita. È una città ricostruita più volte: persiani, arabi, mongoli, russi; quello che si vede oggi è in gran parte fine Ottocento e primo Novecento, con innesti sovietici e restauri recentissimi.
Il programma lo abbiamo costruito così: ogni giornata con un cuore solo e una cena prenotata, rispetto al programma originario abbiamo saltato qualcosa ma in ogni viaggio c’è sempre qualche variazione di programma.
Giorno 1 – Il Ponte della Pace, Narikala e la Madre della Georgia
Il giovedì è stata una giornata corta e tutta in discesa. Io e la mia amica siamo atterrate da Abu Dhabi alle 13:15 con un po’ di ritardo, le nonne da Milano in anticipo alle 13:45 e dopo il controllo passaporti abbiamo preso un transfer che ci ha portato in hotel.
Pranzo veloce con un khachapuri tra le mani ed abbiamo cominciato ad esplorare la città.

Il Ponte della Pace
Il Ponte della Pace è stato inaugurato nel 2010 ed è opera dell’architetto italiano Michele De Lucchi: una passerella pedonale lunga circa 150 metri, coperta da una vela ondulata di vetro e acciaio, che collega la città vecchia a Rike Park. La sera migliaia di led incastonati nel parapetto si accendono e compongono in codice Morse i nomi degli elementi chimici che formano il corpo umano, un messaggio di pace e di unità fra le persone.

Rike Park e la funivia per la fortezza di Narikala
Dal centro abbiamo passeggiato in piano lungo il fiume fino a Rike Park, poi la cabina panoramica in due minuti scavalca il Mtkvari e sale alla fortezza. Narikala presidia il crinale dal IV secolo: nucleo persiano, ampliamenti arabi nell’VIII secolo, poi georgiani. Nel 1827 l’esplosione di una polveriera ne distrusse una parte, e la chiesetta di San Nicola dentro le mura è una ricostruzione degli anni Novanta. Da lassù si capisce la forma della città: la gola, il fiume, i tetti della città vecchia da un lato e i palazzi sovietici dall’altro. Il panorama è davvero grazioso.

Il tramonto alla Kartlis Deda, la Madre della Georgia
Dalla fortezza, ora in restauro, si arriva in piano alla grande statua che domina Tbilisi, il punto migliore per il tramonto senza scalini. La Kartlis Deda fu innalzata nel 1958 per i millecinquecento anni della città: nella mano sinistra tiene una coppa di vino, nella destra una spada. Il vino è per chi arriva da amico, la spada per chi arriva da nemico: è il ritratto che i georgiani fanno di sé stessi, e dopo la prima cena ci è sembrato una descrizione precisa.

La scalinata di Betlemi
Siamo scese per lo scorcio classico dal basso della scalinata di Betlemi, con i balconi di legno che si sovrappongono uno sopra l’altro. Quei ballatoi intagliati e dipinti sono l’architettura domestica della Tbilisi dell’Ottocento: legno leggero appeso al muro di pietra, per prendere aria d’estate e vivere il cortile in comune. Molti sono ancora abitati e pericolanti, alcuni sono stati restaurati proprio in questi anni.

La finestrella del vino
Prima di rientrare in hotel non potevamo saltare la finestrella del vino: per 8 lari georgiani suoni un campanellino e ti servono un calice di vino o uno spritz, esperienza divertente ma non ho apprezzato il mio calice di bianco.
Cena da Barbarestan
La prima sera abbiamo cenato da Barbarestan, raggiunto in bolt i dieci minuti dal Moxy: cucina georgiana d’autore in un ambiente elegante e caldo. Il menu nasce da un ricettario dell’Ottocento scritto dalla principessa Barbare Jorjadze, ritrovato per caso dalla famiglia dei proprietari in un mercatino dell’usato: si mangiano piatti georgiani come si facevano centocinquant’anni fa. È la cena giusta per la prima sera, siamo state entusiaste di questo servizio fantastico. Il cameriere ci ha raccontato la storia e mostrato il ricettario. Durante la cena musicisti e cantanti hanno creato un fantastico sottofondo.
Giorno 2 – Sameba, città vecchia, Abanotubani e Sololaki
Il venerdì è stata la giornata piena: la cattedrale nuova, la old town ed il quartiere dei bagni.
La cattedrale della Santissima Trinità (Sameba)
Super cariche siamo arrivate a piedi fino al piazzale, avevamo programmato di raggiungere la cattedrale in taxi per evitare le salite: la vista si apre su tutta la città e l’interno è imponente. Sameba è recentissima, costruita fra il 1995 e il 2004, ed è la chiesa più grande della Georgia, oltre ottanta metri con la croce. Fu voluta per celebrare i millecinquecento anni di autocefalia della Chiesa georgiana e la fine dell’epoca sovietica, e pagata in gran parte con donazioni. La pianta a croce, la cupola dorata e le pietre chiare riprendono di proposito le chiese medievali. All’ingresso servono spalle e ginocchia coperte e, per le donne, un foulard in testa. Nel caso non lo abbiate a disposizione se ne trovano in una cesta per uso condiviso.

La torre dell’orologio di Gabriadze
Dalla chiesa siamo scese a piedi verso la torre storta, coperta di piastrelle scompagnate, con un orologio che sembra uscito da una favola. L’ha costruita nel 2010 il regista e marionettista Rezo Gabriadze accanto al suo teatro delle marionette, usando materiali di recupero e inclinandola di proposito. Ogni ora si apre una porticina in cima e un angelo batte la campana; a mezzogiorno e alle sette di sera va in scena un piccolo spettacolo di marionette, Il ciclo della vita. Se si arriva puntuali alle 12:00 si vede la scena completa: vale l’attesa di cinque minuti.
Abbiamo continuato la nostra passeggiata tra negozietti di souvenir, visita a delle chiese lungo il percorso e ci siamo fermate a pranzo per provare i khinkali, i tipici ravioli georgiani.
Abanotubani, il quartiere dei bagni sulfurei
Proseguendo incontriamo le cupole di mattoni che spuntano dal terreno sono i tetti dei bagni: sotto ci sono le vasche, sopra ci si cammina. La leggenda dice che il re Vakhtang Gorgasali, a caccia nel V secolo, vide il suo falco piombare su un fagiano e lo ritrovò cotto in una pozza d’acqua bollente: decise di spostare qui la capitale e la chiamò Tbilisi, “il luogo caldo”. Le sorgenti escono davvero a una quarantina di gradi. Ci passarono Puškin e Dumas, entrambi entusiasti.
La foto più riconoscibile del quartiere è la facciata azzurra dei bagni Orbeliani: mosaico blu, archi a punta e due minareti finti. Sono l’unico bagno con una facciata, perché gli altri sono interrati; questo, dell’Ottocento, fu costruito in stile persiano-moresco proprio perché si vedesse. In georgiano lo chiamano Chreli Abano, il bagno variopinto.


La gola di Legvtakhevi e la cascata
Dietro i bagni una passerella in piano entra in una gola stretta e finisce davanti a una cascata, in pieno centro. Il nome significa “valle dei fichi”: per decenni è stata la discarica del quartiere, e la passerella con il percorso pedonale è stata aperta solo nel 2012. Sopra la testa restano le case a strapiombo sulla roccia.
Piazza Gudiashvili e i vicoli di Sololaki
Due passi in piano fra i palazzi d’epoca appena restaurati. Sololaki è il quartiere dei mercanti armeni e georgiani di fine Ottocento: androni affrescati, ringhiere in ghisa, vetrate colorate sulle scale.
aperitivo all’Hotel Stamba
Aperitivo allo Stamba. Si entra come clienti del bar e ci si guarda intorno tra ferro, piante sospese, luce alta. Era la tipografia di Stato sovietica, quella che stampava i libri di scuola di tutta la repubblica; le macchine da stampa sono rimaste al loro posto come arredo e nelle sale ci sono ancora scaffali di vecchie edizioni.

Cena da Keto & Kote
La seconda sera abbiamo cenato da Keto & Kote, in una villa di Sololaki con la terrazza sui tetti: elegante ma informale. Il nome viene da Keto e Kote, operetta georgiana popolarissima e poi film del 1948, una storia di matrimoni combinati e di ceti che non si mescolano.
Giorno 3 – Mtskheta, bagni sulfurei e danze georgiane
Il sabato è stata la giornata più lunga, ma quasi tutta sedute o in piano: fuori città al mattino con l’escursione, terme nel pomeriggio e folklore la sera. Per la mattina abbiamo prenotato su GetYourGuide un’escursione di cinque ore in bus, con partenza alle 9:00 e rientro verso le 14:00: monastero di Jvari, borgo di Mtskheta e Cronache della Georgia. L’abbiamo scelta perché tocca posti che da sole non avremmo visto.
Le Cronache della Georgia
Sedici colonne di bronzo alte più di trenta metri su un pianoro sopra il lago di Tbilisi: l’effetto è imponente, quasi cinematografico. Le ha realizzate Zurab Tsereteli a partire dal 1985 e non sono mai state finite del tutto. In alto sono scolpiti re, regine ed eroi della storia georgiana, nella fascia bassa scene della vita di Cristo: è la storia nazionale raccontata in verticale, con il gusto monumentale dell’ultimo periodo sovietico. Per arrivare alle colonne c’è una scalinata, la vista dal piazzale è già ottima.


Il monastero di Jvari
Arriviamo in bus fin quasi alla chiesa, in cima allo sperone. Dentro è spoglio e scuro, fuori c’è il panorama che tutti fotografano. Jvari è del VI secolo e sta esattamente sopra la confluenza di due fiumi, l’Aragvi limpido e il Mtkvari torbido, che scorrono affiancati senza mescolarsi. Il nome significa “croce”: qui santa Nino avrebbe piantato la croce di legno con cui convertì la Georgia. L’impianto a quattro absidi è diventato il modello per tutte le chiese georgiane successive; è patrimonio UNESCO, e Lermontov ci ha ambientato l’inizio del suo Mtsyri. Lassù tira vento quasi sempre, anche con il sole: meglio avere una giacca a portata di mano.


Mtskheta e la cattedrale di Svetitskhoveli
Ai piedi della collina c’è Mtskheta, borgo antico e tutto pianeggiante: la cattedrale, il mercatino di churchkhela e souvenir, il tempo per una degustazione di dolci e di vini. Mtskheta è stata la capitale del regno di Iberia ed è qui che, nel IV secolo, la Georgia si è fatta cristiana: è la città santa del paese. La cattedrale attuale è dell’XI secolo e il suo nome significa “colonna vivificante”. La tradizione vuole che sotto sia sepolta la tunica di Cristo, portata qui da un ebreo di Mtskheta presente alla crocifissione. Sulla facciata nord è scolpita una mano: sarebbe quella dell’architetto, a cui secondo la leggenda fu tagliata perché non costruisse mai nulla di altrettanto bello.



I bagni sulfurei in stanza privata
Rientrate in città, alle 16:30 ci aspettava un’ora e mezza nelle vasche calde di Abanotubani, in una stanza riservata solo a noi. L’acqua arriva a una quarantina di gradi e ha un forte odore di zolfo, che passa dopo pochi minuti. La stanza privata è la soluzione migliore per un gruppo: vasca, doccia fredda e panche. Su richiesta si fa il kisi, lo strofinamento energico con il guanto ruvido, che è un pezzo di folklore quanto la cena della sera. Conviene portare ciabatte e costume (anche se in stanza privata non è obbligatorio); asciugamani e accappatoio si noleggiano sul posto, necessario avere contanti per lo scrub, il costo è di 30 GEL pari a circa 10 euro. È possibile ordinare da bere e da mangiare nel proprio appartamento.

Cena e spettacolo all’Ethno Tsiskvili
L’ultima sera l’abbiamo dedicata al folklore: cena tradizionale con musica dal vivo e danze all’Ethno Tsiskvili, in una sala costruita attorno a una cascata artificiale. Tsiskvili significa “mulino”. Le danze sono il repertorio classico georgiano: gli uomini che ballano sulle punte dei piedi con gli stivali morbidi, le donne che scivolano senza mai sollevare lo sguardo, e il canto polifonico a tre voci, una forma così antica e particolare da essere riconosciuta dall’UNESCO.
Giorno 4 – Mercato del Ponte Secco e partenza
La domenica mattina avevamo giusto un paio di ore e ci siamo fermate a due passi dall’hotel. Il mercato del Ponte Secco (Dry Bridge) è a cinque minuti a piedi e si trovano banchi all’aperto lungo il parco, antiquariato, argenti, quadri, vecchie macchine fotografiche. È nato nei primi anni Novanta, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando la gente vendeva quello che aveva in casa per tirare avanti. Da quella necessità è rimasto un mercato dove convivono porcellane di famiglia, medaglie sovietiche, spille, corni da vino e pittori che espongono le proprie tele lungo il vialetto.

Si paga in contanti, in lari, e la piccola contrattazione è prevista e fa parte del gioco. Attenzione agli oggetti dichiarati “antichi”: per esportare pezzi davvero d’epoca serve un permesso.
Dove dormire a Tbilisi
Noi abbiamo dormito al Moxy Tbilisi, in piazza Saarbrücken, e la posizione si è rivelata la scelta giusta per un gruppo con le nonne: a piedi dalla città vecchia, dal Ponte Secco e da Fabrika, a dieci minuti da Barbarestan, e comodo per far arrivare taxi e van. Per chi cerca qualcosa di più scenografico, lo Stamba (dove siamo passate per l’aperitivo) è l’alternativa di design.
Come muoversi a Tbilisi
- Taxi con Bolt: l’app si scarica prima di partire, i prezzi sono bassi e la corsa è già pagata nell’app. Per un gruppo di cinque servono due auto.
- Tessera Metromoney: ne basta una sola per tutti, si passa e si ripassa allo stesso tornello per funivia e funicolare.
- A piedi: il centro storico si gira in piano; le salite le fanno funivia, funicolare e taxi.
- Gite fuori città: per Mtskheta e dintorni conviene un’escursione con autista o un minivan privato.
Consigli pratici
- Quando andare: fine settembre è un periodo ideale, con giornate tiepide e sere fresche: serve una giacca leggera.
- Abbigliamento nelle chiese: spalle e ginocchia coperte, foulard in testa per le donne; a Sameba e Svetitskhoveli il controllo è rigoroso.
- Scarpe: comode e senza tacco, i selciati della città vecchia sono sconnessi.
- Soldi: lari georgiano (GEL); carte quasi ovunque, contanti per mercato, bagni e mance. Il servizio è spesso già incluso nel conto (service charge), altrimenti si lascia il dieci per cento.
- A tavola: per cinque persone quattro o cinque piatti più due pani sono già abbondanti; chi non mangia carne se la cava benissimo. Si cena tardi: le 20:00 sono un orario da turisti previdenti.
- Da provare: la Borjomi, l’acqua minerale nazionale sulfurea e salata (o si ama o si odia), e la limonata al dragoncello, verde brillante.
- Sei parole utili: gamarjoba (buongiorno, ciao), madloba (grazie), gaumarjos (alla salute), diakh / ara (sì / no), ratsaa? (quanto costa?), nakhvamdis (arrivederci).
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Domande frequenti su Tbilisi
Tre giorni pieni bastano per la città vecchia, il Ponte della Pace, Narikala, Sameba, Abanotubani e Sololaki, più mezza giornata per la gita a Mtskheta e Jvari. Noi siamo state quattro giorni, da giovedì a pranzo a domenica a pranzo, a ritmo lento.
Sì, se si organizza bene: la città sta in una gola ed è quasi tutta in salita, ma la funivia sale alla fortezza di Narikala, la funicolare al Mtatsminda e il centro storico si gira in piano. Per le altre salite bastano i taxi con Bolt.
Con un volo diretto Air Arabia da Abu Dhabi in circa tre ore e mezza. Fra Emirati e Georgia non c’è differenza di fuso orario; l’Italia è due ore indietro. Da Milano con volo diretto operato da diverse compagnie aeree, partendo da Malpensa Easyjet
Si trovano nel quartiere di Abanotubani. Per un gruppo la soluzione migliore è una stanza privata con vasca calda a circa 40 gradi, doccia fredda e panche, per un’ora o un’ora e mezza. Asciugamani e accappatoio si noleggiano sul posto; conviene portare ciabatte e costume. Lo scrub tradizionale (kisi) si paga in contanti, circa 30 GEL.
Il khachapuri, il pane al formaggio (l’adjaruli ha l’uovo al centro), e i khinkali, i fagottini ripieni di brodo che si mangiano con le mani. Da ordinare anche pkhali, badrijani con le noci e un vino ambrato della Kakheti.
Spalle e ginocchia coperte per tutti e foulard in testa per le donne. Alla cattedrale di Sameba e a Svetitskhoveli il controllo è rigoroso.
Julia, in arte zucchero&farina. Nata e cresciuta a Milano, oggi vivo a Dubai per lavoro: da lì viaggio ed esploro il mondo senza pregiudizi, con itinerari rigorosamente fai da te. Ogni Paese ha qualcosa da scoprire e qualcosa per cui stupirmi, ogni volta.
La mia storia →Instagram @zuccherofarina →Dubai @julia_expat_dubai →
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